479 91. Desiderando il beato e venerabile padre Francesco,
occuparsi solo di Dio e purificare il suo spirito dalla polvere
del mondo che eventualmente l'avesse contaminato nel suo stare
con gli uomini, un giorno si ritirò in un luogo di
raccoglimento e di silenzio, abbandonando le folle che ogni
giorno accorrevano devotamente a lui per ascoltarlo e vederlo.
Egli era solito dividere e destinare il tempo che gli era
concesso, per acquistar grazie, secondo che gli sembrava più
opportuno, una parte per il bene del prossimo, l'altra riservata
alla contemplazione solitaria. Prese pertanto con sé
pochissimi compagni, tra i più intimi e partecipi della
sua vita, perché lo salvaguardassero dalle visite e
dal disturbo degli uomini e fossero custodi amorosi e fedeli
della sua quiete. Rimase in quella solitudine per un certo
periodo, e avendo con la preghiera intima e la frequente contemplazione
raggiunta una straordinaria familiarità con Dio, bramava
sapere che cosa di lui e in lui potesse essere più
gradito all'eterno Re.
480 Intanto studiava con tutta la sua mente e con
tutto l'amore di conoscere quale modo e quale via potevano
essere più adatti per raggiungere una unione ancora
più perfetta col Signore Dio, secondo il disegno e
il decreto della Sua volontà. E questa fu sempre la
sua unica filosofia, il suo supremo desiderio nel quale bruciò
finché visse; e chiedeva a tutti, ai semplici come
ai sapienti, ai perfetti come agli imperfetti, come poter
raggiungere la via della verità e pervenire a mete
sempre più alte.
481 92. In realtà, pur essendo egli perfettissimo
tra i perfetti, non ammettendolo, si stimava il più
imperfetto di tutti. Aveva infatti gustato e provato personalmente
quanto è dolce, soave e buono il Dio d'Israele per
i retti di cuore (Sal 72,1), che lo cercano sempre con semplicità
pura e con purezza vera. La dolcezza e soavità, che
egli sentiva infusa dall'alto nella sua anima, dono rarissimo
concesso a pochissimi, lo spingeva a dimenticare totalmente
se stesso, e allora, riboccante di tale gaudio, bramava con
tutte le forze ascendere alla vita immortale degli spiriti
eletti, dove uscendo da se stesso col desiderio in parte si
era già elevato. Ripieno dello spirito di Dio, era
pronto ad affrontare qualsiasi angustia di spirito, qualsiasi
tormento nel corpo, a patto che gli fosse concesso quanto
bramava: che si compisse in lui totalmente la misericordiosa
volontà del Padre celeste.
482 A questo scopo, un giorno si accostò all'altare
che era stato eretto in quell'eremitorio, e vi depose sopra
devotamente il libro dei Vangeli. Poi, prostrato in preghiera
non meno col cuore che col corpo, implorava umilmente Dio
buono, padre della misericordia e Dio di ogni consolazione
(2Cor 1,3) che si degnasse manifestargli il suo santissimo
volere, e perché potesse condurre a compimento quello
che un tempo aveva intrapreso con semplicità e devozione,
lo pregava e supplicava di rivelargli alla prima apertura
del libro quanto gli conveniva fare. Si conformava così
a quegli antichi grandi maestri di santità che avevano
agito, ispirati da Dio, in modo analogo.
483 93. Terminata la preghiera, si alzò e
con spirito di umiltà e contrizione di cuore (Dn 3,9),
fatto il segno della santa croce, prese il libro dall'altare
e lo aprì con riverenza e timore. Ora avvenne che alla
apertura del libro, la prima cosa sulla quale si posarono
i suoi occhi fu la passione di nostro Signor Gesù Cristo,
ma solo nel tratto in cui viene predetta. Per timore che si
trattasse di un caso fortuito, chiuse e riaperse il libro
una seconda e una terza volta, e risultò sempre un
passo uguale o somigliante. Il servo di Dio che era pieno
dello Spirito di Dio, capì allora che sarebbe entrato
nel Regno dei Cieli solo attraverso innumerevoli tribolazioni,
angustie e lotte.
Ma non si turbò il fortissimo soldato di Cristo al
pensiero delle lotte che l'attendevano, né si perse
d'animo davanti alle battaglie del Signore che avrebbe dovuto
combattere sulla terra. Non poteva temere di soccombere davanti
all'avversario lui che non cedeva neppure davanti a se stesso
dopo le lunghe e sovrumane fatiche che aveva sostenuto. Era
davvero di un fervore unico, e se nei secoli passati si può
trovare qualche suo emulo nei buoni propositi, tuttavia non
si riscontra chi lo uguagli nel fervore del desiderio. Gli
riusciva più facile compiere le cose più perfette
che predicarle, poiché più che alle parole che
rivelano la virtù ma non fanno l'uomo virtuoso, impiegava
tutte le sue forze in opere sante. Perciò, sicuro e
lieto cantava a sé e a Dio canti di letizia nel suo
cuore (cf. Ef 5,19). Per questo, a lui che si è rallegrato
tanto della rivelazione più piccola, ne viene elargita
una ben maggiore, ed essendo stato fedele nel poco, gli è
dato autorità su molto (Mt 25,21).